Quello che le etichette non ti dicono sull'acqua in bottiglia: ecco che cosa puoi trovare al suo interno

Tutti quanti noi vorremmo bere un’acqua pura e cristallina come quella che zampilla e che sgorga libera da una sorgente di montagna, ma come facciamo veramente a sapere se l’acqua che beviamo è tale?
Ci fidiamo di quello che ci dicono, delle etichette che più ci ispirano, ma sappiamo veramente se è così come la vorremmo?
Vediamo quali sono i pericoli e le insidie a cui possiamo andare incontro bevendo l’acqua in bottiglia.

etichette dell'acqua i segreti


L’indagine: trovate tracce di metalli pesanti anche nei marchi italiani

In Italia si beve molto: una famiglia di 4 persone consuma in media circa 115 bottiglie al mese.
L’identikit dell’acqua bevuta è semplice: acqua in bottiglie di plastica comprata al supermercato.
Secondo le ultime interviste di mercato una persona su 2 la considera infatti più sicura e pura che quella del rubinetto.
Ma sappiamo davvero che cosa beviamo?
La rivista Le Scienze, ha pubblicato un’indagine sulle acque in bottiglia, facendo analizzare alcune tra le principali marche italiane1
Dai risultati è emerso che in tutte le acque in bottiglia vi è la presenza di numerose tracce di sostanze tossiche, come arsenico, uranio, bario, mercurio, alluminio, berillio, stronzio e fluoro.
Questi elementi, se assunti per un tempo prolungato, possono causare difficoltà respiratorie, malattie cardiovascolari, danni al sistema nervoso e altri numerosi problemi al nostro organismo, comprese alcune malattie neurodegenerative e alcuni tipi di cancro.
Dal canto loro, le aziende che imbottigliano acqua minerale non sono obbligate a dover riportare in etichetta i valori di queste sostanze e la legge ammette la presenza di 19 diversi elementi tossici all’interno dell’acqua in bottiglia
Oltre a questo, i limiti di contenuto per queste sostanze risultano essere più alti rispetto a quelli stabiliti per l’acqua del rubinetto e spesso risultano essere inesistenti.
Per una sostanza notoriamente dannosa come l’uranio ad esempio, la legge non prevede alcun limite, mentre per il bario, una sostanza radioattiva, ammette una concentrazione massima di 10.000 milligrammi per litro, un po' tantino, non credi?

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Acqua in bottiglia: ci si può fidare delle etichette?

Lo sapevi che nell’acqua in bottiglia sono consentite per legge più sostanze inquinanti rispetto all’acqua del rubinetto?
Ad esempio, l’acqua del rubinetto può contenere al massimo 10μg/l (microgrammi per litro) di arsenico, mentre nella maggior parte delle acque minerali sono contenuti 40/50μg/l di arsenico senza l’obbligo di dichiararlo sulle etichette.  
Ci sono infatti DUE LEGGI DIVERSE che regolano i limiti di inquinanti ammessi per l’acqua in bottiglia e per l’acqua di rubinetto2.
La figura 1.1 ti illustrerà schematicamente le differenze.

confronto limiti acqua rubinetto e bottiglia
Basta dare una rapida occhiata alla tabella per accorgersi che per alcuni contaminanti (ovvero sostanze inquinanti che è possibile trovare nell’acqua) è previsto un limite di concentrazione per le acque di rubinetto mentre per quelle in bottiglia no. 
Per altri contaminanti, invece, il limite nelle acque in bottiglia è di molto superiore a quello dell’acqua di rete.
Non risulta un limite per sostanze tossiche come l’arsenico, il cadmio, il mercurio o il piombo.
Incredibilmente queste sostanze tossiche, se ci sono, non devono neanche essere dichiarate in etichetta se non superano determinate concentrazioni. 
In altre parole, può esserci arsenico in quantità illimitata e, se non supera i 0,2 milligrammi per litro, non è necessario dichiararlo nella composizione dei minerali in etichetta.  
Il decreto ministeriale n. 542/1992 ha infatti permesso di non specificare in etichetta 19 sostanze tossiche o indesiderabili, qualora non raggiungano una determinata concentrazione. 
Fra queste, vi sono anche i nitrati: sali di azoto che sono potenzialmente cancerogeni i quali non devono essere dichiarati se non superano i 45 milligrammi/litro.
Infine, di recente, sono stati sequestrati nel Lazio 266.000 litri d’acqua minerale contraffatta, per un totale di circa 32.000 bottiglie3.
Le etichette e le forme dei contenitori di plastica erano identici a quelli dell’originale, e anche l’acqua proveniva dalla stessa fonte, ma era stata imbottigliata senza autorizzazione ed senza osservare i regolamenti su salute e sicurezza.

Arsenico nell’acqua in bottiglia: che cosa ci dicono le analisi.


Tra le sostanze tossiche presenti all’interno delle acque in bottiglia di plastica vi è anche l’arsenico.
Questo metalloide ha la caratteristica, dopo essere stato ingerito, di venire completamente assorbito dall’organismo e in seguito distribuito in quasi tutti gli organi.
Un consumo di arsenico prolungato nel tempo può facilmente causare patologie cardiovascolari, problemi neurologici, diabete, disturbi respiratori e altre malattie4.
In particolare l’Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro, lo ha classificato come elemento cancerogeno di classe 1, ovvero certo per l’uomo.
Questa sostanza è posta infatti in diretta correlazione con numerose patologie oncologiche, in particolare il tumore al polmone, alla vescica e ai reni
In uno studio su ratti, a seguito della somministrazione di acqua contaminata da arsenico, è stato riscontrato un significativo aumento dell’incidenza dei tumori al rene5.
In popolazioni dell’Asia, del Messico e del Sud America è stato provato che, a seguito dell’esposizione prolungata nel tempo di arsenico inorganico nell’acqua consumata, è aumentato il rischio di tumori della pelle, della vescica, del polmone, del fegato e del rene.
Grazie all’indagine pubblicata dalla rivista Le Scienze è stato quindi possibile conoscere i dati sulla composizione delle acque minerali Europee e, nel caso di quelle Italiane, anche sapere i valori relativi all’arsenico.
Secondo quanto emerge, alcune tra le principali acque in bottiglia del nostro Paese, escono dall’indagine con più di un dubbio a loro carico. 
Su 178 acque prese in esame infatti, tutte contengono tracce di arsenico ed alcune registrano una concentrazione superiore ai 5 milligrammi per litro che, sebbene sia nei limiti di legge, è una quantità potenzialmente molto dannosa secondo gli esperti.
contenuto di arsenico nell'acqua minerale

Uranio e berillio: due pericoli incredibilmente sottovalutati


Entrambe queste sostanze si trovano naturalmente nel suolo e negli strati rocciosi ma ciò non vuol dire che sono innocue per l’uomo. 
L’uranio è un metallo pesante leggermente radioattivo. 
A basse concentrazioni, come quelle che si trovano nell’acqua, l’attenzione è posta sulla tossicità chimica piuttosto che sugli effetti delle radiazioni.
Uno studio cinese ha trovato prove di disfunzione renale in connessione con l’assorbimento cronico di uranio dall’acqua potabile, evidenziando come l’organismo dei bambini sia più sensibile6.
Il berillio, classificato tra gli elementi cancerogeni di classe A (ossia cancerogeno per l’uomo, in quanto vi sono sufficienti prove di cancerogenicità negli studi epidemiologici) dall’Environmental Protection Agency degli Stati Uniti (EPA), è uno degli elementi più tossici della tavola periodica. 
Può mimare il comportamento chimico del magnesio, un elemento essenziale per l’organismo umano, e sostituirlo in alcuni enzimi chiave, alterandone la funzione. 
Per queste ragioni sarebbe importante regolamentare dal punto di vista legislativo la concentrazione massima accettabile di berillio nelle acque destinate al consumo umano. 
Sorprendentemente, sia in Italia che in Europa non  è stato stabilito alcun limite di concentrazione per il berillio.

L’indagine di Euro GeoSurveys Geochemistry Export Group

In un’indagine svolta da un gruppo di ricercatori italiani dell’Università Federico II di Napoli, dell’Università degli Studi del Sannio di Benevento e dell’Università di Bologna, sono stati raccolti e analizzati 186 campioni provenienti da altrettante bottiglie di 158 marche di acque minerali italiane fra le più diffuse, analizzandone il contenuto in termini di sostanze chimiche ritenute nocive7.
Le ricerche del gruppo italiano sono confluite nel grande Atlante Europeo delle Acque Minerali (Geochemistry of European Bottled Water) presentato dall’EuroGeoSurveys, che ha tracciato i profili chimici delle acque minerali di 38 diversi paesi europei.
Ed è proprio da questi risultati che cominciano le perplessità
Per quanto riguarda le sostanze chimiche riscontrate e ritenute dannose, si tratta di elementi che, naturalmente, sono nocivi alle dosi sbagliate. 
Dosi che sono stabilite dalle leggi, ma non sempre. 
Quello dei limiti di legge sulle concentrazioni è uno dei primi problemi in cui ci si imbatte”, spiega Paolo Valera. 
In Italia non solo abbiamo limiti di legge molto più tolleranti rispetto ai valori guida internazionali, ma in certi casi non sono stati nemmeno stabiliti limiti massimi alla concentrazione di alcune sostanze, anche quando si tratta di elementi più che sospetti come berillio, fosforo, molibdeno, tallio e uranio". 
"Una delle spiegazioni potrebbe essere che gli effetti tossici a determinate concentrazioni di queste sostanze sull’uomo sono ancora oggetto di studio. 
Ma è incomprensibile, ad esempio, che non sia stata fissata una regola per l’uranio, che sappiamo chiaramente essere un elemento dannoso” continua il ricercatore.

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Lasciare le bottiglie d’acqua al sole è pericolo? Il caso del bisfenolo A


Un aspetto preoccupante ma poco noto, è quello della tossicità della plastica nella quale viene conservata l’acqua in bottiglia.
É stato ampiamente dimostrato che la plastica a contatto con il calore rilasci sostanze pericolose per la salute come BPA (bisfenolo-A) e BPS (bisfenolo-S) che sono tutt’altro che benefiche. 
Prima di tutto queste sostanze costituiscono un serio fattore di rischio per la salute umana perché possono dare irritazione agli occhi, insufficienza visiva, difficoltà respiratorie, allergie e asma, malattie della pelle, mal di testa, vertigini, problemi di fertilità e disturbi cardiovascolari e gastrointestinali.
Inserendo su Pubmed la parola “bisphenol A” troviamo 11053 articoli che ne parlano e ne esaminano gli effetti8.
Ormai è certo che il bisfenolo A (BPA) sia un distruttore endocrino ovvero un elemento capace di legarsi al recettore degli estrogeni, interagendo con altre proteine cellulari. 
Numerosi dati indicano che il BPA modifica l’equilibrio fisiologico di morte e proliferazione cellulare promuovendo la trasformazione delle cellule sane in tumorali.
Nonostante ne sia stata vietata la presenza in tutta Europa nei biberon per bambini, queste sostanze, continuano ad essere presenti in molti prodotti in plastica, tra cui le bottiglie.  
Il BPA è infatti il componente principale del policarbonato, la plastica dura e trasparente usata anche per fabbricare bottiglie d’acqua e contenitori per alimenti.   Secondo uno studio condotto dall’Università della Florida, le bottiglie d’acqua in PET, una volta riscaldate rilascia l’antimonio e bisfenolo A (BPA)9.  
La professoressa di scienze del suolo e dell’acqua dell’Università della Florida, Lena Ma, ha guidato il gruppo di ricerca che ha studiato prodotti chimici rilasciati da 16 marchi di acqua in bottiglia conservati a 70 gradi °C per 4 settimane, lo “scenario peggiore” per il consumo umano.
Lo studio ha rilevato che mano a mano che le bottiglie si riscaldavano, i livelli di antimonio e BPA aumentavano.  
A 70°C, le concentrazioni di antimonio sono aumentate fino a 319 volte rispetto ai livelli nella condizione frigorifero. 
E l’antimonio è considerato cancerogeno dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC).  
Una cosa su tutte dovrebbe far riflettere. 
Infine, oltre al bisfenolo A, nelle bottiglie di plastica avviene la migrazione di numerose sostanze chimiche. 
A riprova di ciò un’equipe californiana, nello studio “Experimental Comparison of chemical Migration”, ha rintracciato nella plastica delle bottiglie d'acqua la migrazione di 29 sostanze chimiche ritenute pericolose per la salute, tra cui: acetaldaide e formaldeide, chetoni e ftalati10
La quantità di queste sostanze aumenta di 9 volte se la temperatura a cui è esposta la bottiglia passa da 20 a 30 °C, e di 4 volte se l’acqua rimane in bottiglia per più di tre mesi.
E secondo te, quanto tempo passa dal momento che l’acqua che stai bevendo è stata imbottigliata?